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Archive for the ‘Culture’ Category

Social Network vs menti deboli: Domenico Dolce, Stefano Gabbana e Sir Elton John, oggi, ci danno una lezione.

March 17th, 2015 No comments

Dove risiede la libertà di espressione? Quale dove sono i limiti della legge sull’istigazione all’odio? Social Network vs menti deboli, ci avete mai riflettuto? Domenico Dolce, Stefano Gabbana e Sir Elton John, oggi, ci danno una lezione.

Wired scrive oggi nella sua pagina un super articolo, che qua riportiamo in parte (e che vi consigliamo leggere completamente) ma che ci ha fatto pensare molto sul l’influenza dei social networks oggi.
Mi preme dire che non sono fanatico di nessuno dei due partecipanti (ne della musica di Elton John ne dell’abbigliamento di Dolce&Gabbana), ma invece sono molto interessato nel soggetto di discussione, MANIPOLAZIONE DI MASSE e, se da qualche parte esiste, anche DEMOCRAZIA.

Le chiavi di lettura di questo articolo sono:
1- Grazie ai social network, siamo tutti capaci di controllare il 100% delle menti debole o senza personalità?
2- Conseguenze di un post, qualunque social media sia.
3- Oggi siamo tutti capaci di controllare le masse, e senza un minimo di coscienza le conseguenze potrebbero essere devastanti.
4- Grazie alla loro influenza su i nostri politici, oggi si potrebbero scegliere le sorti delle leggi e della vita tra 20 anni, Proprio oggi.
5- Dove risiede la libertà di espressione?
6- Quale dove sono i limiti della legge sull’istigazione all’odio?
7- Social Network vs menti deboli, ci avete mai riflettuto?

Yuleisy Yamiley 

JE SUIS DOLCE GABBANA elton jhon

Je suis Dolce&Gabbana. Original design by Dr. Pietros Cannon.

 

Dolce & Gabbana: ma non eravamo tutti Charlie?

“…..Sul tema ho ovviamente le mie idee. Una delle quali, per esempio, è che l’amore non può certo costituire un sacrilegio rispetto agli “schemi prestabiliti” della tradizione. O, peggio, della presunta “normalità”. Lo Stato, come ho già argomentato sulle adozioni ai single, deve smetterla di mortificare i cittadini dividendoli fra persone di serie A e serie B. Semplicemente perché, assegnando o negando diritti sacrosanti in base a parametri senza fondamento, mortifica sé stesso e tutti i suoi cittadini. Inclusi quelli ingiustamente privilegiati.

D’altra parte il fenomeno degli uteri in affitto (di qualsiasi orientamento siano le coppie che vi ricorrono) mi lascia abbastanza perplesso. Specie per le implicazioni neocolonialiste che si porta dietro. Non è un caso che la Thailandia abbia appena vietato la pratica. Ricordate il caso della 21enne Pattaramon Chanbua che ebbe due gemelli “per conto” di una coppia australiana? Uno dei due nacque con la sindrome di Down e i genitori “committenti”, una volta resisi conto della situazione, si rifiutarono di prenderlo con loro, lasciandolo alla poverissima madre naturale. Questo solo per dire che le implicazioni sono decine e non tutte auspicabili. Anzi.
Ma, ripeto, questo lato del dibattito, in particolare se squadernato con l’usuale approssimazione da social network, in questo momento non m’interessa. Per quanto paradossale possa essere. M’interessa pormi e porvi una domanda di metodo: fino a poche settimane fa non eravamo tutti Charlie? Voglio dire, c’è un qualche tipo di proporzione fra le frasi di Domenico Dolce e lereazioni arrivate dai vip di tutto il mondo, a cominciare da Martina Navratilova passando per Ricky Martin fino a Victoria Beckham? Dal profumo scaricato nella tazza del cesso alle mutande scagliate nel cestino fino alle camicie infilate nella differenziata o alle minacce di falò dei capi D&G (Courtney Love). Per non parlare, ovviamente, delle dichiarazioni, dei tweet, dei post. Fra i quali il più equilibrato rimane in fondo il primo, quello di Elton John su Instagram.
D’altronde basterebbero le parole di Stefano Gabbana a chiudere la questione: “Crediamo fermamente nella democrazia e pensiamo che la libertà di espressione sia una base imprescindibile per essa. Noi abbiamo parlato del nostro modo di sentire la realtà ma non era nostra intenzione esprimere un giudizio sulle scelte degli altri. Noi crediamo nella libertà e nell’amore”. Che poi, se anche avessero voluto esprimere un giudizio sui “figli della chimica e sui bambini sintetici”, non avrebbero forse potuto farlo? Quale sarebbe stato il problema? Le nostre emittenti trasmettono a getto continuo le bestialità di chiunque riesca a impossessarsi di un microfono, Twitter si trasforma spesso in un suk dell’odio e due personaggi pubblici – più o meno rispettosamente, il punto mi pare alla fine questo – non possono dire la loro di fronte a un giornalista che li sente per un periodico?
Ripeto: non eravamo forse tutti pronti a immolarci per la libertà d’opinione appena tre mesi fa? O forse c’è un equivoco: siamo disponibili ad accordarla solo a certe categorie – i buffoni di corte, gli umoristi, i giornalisti – imprigionando chiunque altro all’interno di assurdi obblighi d’opinione legati alle dichiarate preferenze sessuali? Da qualsiasi fonte derivi e a (quasi) qualsiasi argomento si applichi, il pensiero unico ci fa fare più passi indietro che in avanti. Intendo sul piano dei diritti per tutti. Certo anche il pensiero stupido non è che aiuti molto….”

Simone Cosimi
Giornalista

L’articolo lo trovate in originale su: WIRED http://www.wired.it/attualita/media/2015/03/16/dolce-gabbana-non-eravamo-tutti-charlie/ )

Etica multiculturale e società nella rete

January 5th, 2015 No comments

Ética multicultural y sociedad en red, Telefonica FundaciònPer quelli che parlano spagnolo, TELEFONICA ha pubblicato un’interessante libro sull’etica multiculturale e la società della rete, scritto da Luis German Rodriguez L. e Miguel Angel Perez Alvarez con alcuni frammenti scritti dal Dott. Pablo Liendo-Chapellin.

In particolare troverete un interessante capitolo sul potenziale delle teconologie emergenti da un punto di vista etico e medico (pag. 115 ndr).

 
In attesa di ottenere i permessi per la traduzione e divulgazione, la redazione PressCenter vi consiglia di leggere in lingua originale il libro
(scaricabile in PDF) dal sito di Telefonica.

http://www.fundaciontelefonica.com/arte_cultura/publicaciones-listado/pagina-item-publicaciones/?itempubli=305

La BBC de Londres lo elogia y elige Simón Bolívar fue electo como el hombre mas importante del siglo XIX.

September 12th, 2014 No comments

simon bolivar article“Con solo 47 años de edad peleó 472 batallas siendo derrotado solo 6 veces. Participó en 79 grandes batallas, con el gran riesgo de morir en 25 de ellas. Liberó 6 naciones, cabalgó 123 mil kilómetros, más de lo navegado por Colón y Vasco de Gama unidos. Fue Jefe de Estado de 5 naciones. Cabalgó con la antorcha de la libertad la distancia lineal de 6.500 kilómetros, esa distancia es aproximadamente media vuelta a la Tierra. Recorrió 10 veces más que Aníbal, 3 veces más que Napoleón, y el doble de Alejandro Magno. Sus ideas de Libertad fueron escritas en 92 proclamas y 2.632 cartas. Lo mas increíble es que muchas de ellas fueron dictadas de forma simultánea y en diferentes idiomas a distintos secretarios. Pero lo mas importante es que el ejército que comandó nunca conquistó… sólo LIBERÓ…”

Algunos datos importantes sobre Simon Bolivar:
Simón José Antonio de la Santísima Trinidad Bolívar y Palacios Ponte-Andrade y Blanco, mejor conocido como Simón Bolívar, (Caracas, Capitanía General de Venezuela, 24 de julionota 1 3 de 1783 — Santa Marta, República de Colombia, 17 de diciembre de 1830) fue un militar y político venezolano de la época pre-republicana de la Capitanía General de Venezuela; fundador de la Gran Colombia y una de las figuras más destacadas de la emancipación americana frente al Imperio español. Contribuyó de manera decisiva a la independencia de las actuales Bolivia, Colombia, Ecuador, Panamá, Perú y Venezuela.

Third story of an enterpreneur by Carlos Dorado

September 9th, 2014 No comments

Businessman standing among globesOne of the other tales that my mother used to tell me was the one about Joselito.

One day Joselito went to the seashore and noticed that there were thousands of sea stars deposited there by the waves. Joselito had a strong feeling of sadness when he realized that the low tide was taking place and that in short time all of them would be dead. Without thinking twice, he started collecting them obstinately one by one, and throwing them into the sea. He was running continuously back and forth trying to save them.

A man was looking the whole scene and, after a while, he told to Joselito: “What are you doing? You can’t be so naïve! There are thousands of sea stars and you won’t be able to save them all. Can’t you realize that your efforts aren’t worthwhile?” Joselito looked at him very seriously, bent himself, picked one of the sea stars up with his fingers throwing it into the sea and, looking intensely the gentleman spoke to him: “for that sea star it was worthwhile.”

“Carlos, our work is our health and it is a good remedy for many diseases. In this world, only through hard work and by developing your skills you will be able to become an independent person. These skills will be your biggest treasure.”

Work ennobles man. And every time I feel tired after a long working day, I always think about the farmers of my country that I was able to hear whistling at 5 a.m., even though they were going to do some very tough earth work for the whole day. Now, remembering those scenes, I believe that the art of resting is part of the art of working, and if you smell the after completing a task, they have a different scent.

To establish goals to reach without working is utopia, to work without goals is a hobby. To work having a goal, a target is a utopic hobby, but –sooner or later- it’ll bring you to something! To believe that success is not connected to work is dodger’s dream and, as for everything, big results are fruits of hard work and perseverance, because big ideas are nothing if you don’t work on them and develop them: they remain solely ideas. A genius can start to do big projects, but just working one can complete them and, as my father used to say: “Carlos, you can believe in luck or not. But always remember that, the harder you work, the more lucky you’ll become.” In the end, the things you earn by hard working, you appreciate them way more.

To work with love and passion is the secret to happiness, and there is no work that is despicable, there are only despicable people that are not interested in working. Work is as a sweet that sweetens up your life; but, unfortunately, not everyone loves sweets. People don’t know that laziness consumes more than work; and, if someone tells you that he doesn’t need to work in order to survive, he’ll always need to work in order to stay healthy. When weed starts growing up in someone’s garden, if he doesn’t react, it will be just a matter of time before the weed will overwhelm everything.

I thought about all of this after a concert by Julio Iglesias, who kindly invited me, and where I saw him on stage with the same passion and enthusiasm as always, even though he is almost 71. Julio has a big gift in being able to do the work he does, or maybe the gift is the work? In that moment I remembered Joselito’s story

By Carlos Dorado

Source: Runrun.es

Il terzo racconto di un imprenditore di Carlos Dorado

September 4th, 2014 No comments

Businessman standing among globesUno degli altri racconti preferiti che mia madre era solita raccontarmi è quello di Joselito.

Joselito un giorno andò in spiaggia e vide che c’erano migliaia di stelle marine che erano state portate dal mare sul bagnasciuga. Joselito sentì una grande tristezza quando si rese conto che la marea si stava abbassando e, che col ritirarsi del mare, sarebbero tutte morte.  Senza pensarci due volte, si mise a prenderle disperatamente una ad una, e a riportarle di nuovo nel mare.  Correva freneticamente avanti e indietro dal mare, senza sosta.

Un uomo che lo stava guardando, dopo un po’ gli disse: “Ma che cosa stai facendo? Non puoi essere così ingenuo! Ci sono migliaia di stelle marine e non sarai mai in grado di salvarle tutte. Non ti rendi conto che il tuo sforzo non vale la pena?” Joselito lo guardò molto seriamente, si piegò, prese un’altra stella marina tra le dita, la alzò lanciandola nel mare e, guardando fisso negli occhi il signore,  gli disse:  “per quella stella marina invece è valsa la pena”.

“Carlos, il lavoro è salute ed è il miglior rimedio per tutti i mali; e, in questo mondo, potrai diventare una persona indipendente solo attraverso il duro lavoro e lo sviluppo delle tue capacità. Questa capacità saranno il tuo più grande tesoro.”

Si dice che il lavoro nobilita l’uomo. E ogni volta che mi sento stanco dopo una lunga giornata di lavoro, penso sempre a quegli agricoltori del mio paese che sentivo fischiettare alle 5 del mattino, anche se stavano andando a lavorare la terra per tutto il giorno, in condizioni durissime. Ora, ricordando quelle scene, credo che l’arte del riposo sia anche una parte dell’arte del lavorare, e se provi a sentire l’odore dei fiori dopo aver finito un lavoro, essi avranno un profumo diverso.

Porsi degli obiettivi da raggiungere senza lavorare è un’utopia, lavorare senza obiettivi è un passatempo.  Lavorare avendo degli obiettivi è il passatempo utopico che prima o poi si avvererà!  Credere che il successo sia scollegato dal lavoro è solo un sogno dei furbacchioni, come in tutto, i grandi risultati sono frutto del lavoro e della preseveranza, perché anche le grandi idee sono nulla se non ci si lavora sopra: rimangono semplicemente idee. Una persona geniale comincia a fare grandi opere, ma solo il lavoro arriva a completarle e, come era solito dire mio padre: “Carlos, puoi credere o meno nella fortuna. Ma ricordati sempre che, più duramente si lavora, più fortunati si diventa.” Alla fine, ciò che si guadagna con molto lavoro, lo si apprezza e lo si ama di più.

Lavorare con amore e passione è il segreto della felicità, e non esiste nessun lavoro spregevole, esistono solo persone spregevoli  a cui non interessa farlo. Il lavoro è come un dolce che ti addolcisce la vita; ma purtroppo non tutti amano i dolci. Non sanno che l’ozio consuma più del lavoro; e, se qualcuno dice che non ha bisogno di lavorare per sopravvivere, avrà sempre bisogno di lavorare per rimanere in salute.  Quando l’erbaccia dell’ozio nasce nel giardino di una persona, se questa non interviene, è solo una questione di tempo prima che l’erbaccia s’impossessi di tutto.

Ho pensato a tutto questo dopo aver assistito ad un concerto di Julio Iglesias, che gentilmente mi ha invitato, e dove l’ho visto sul palco con la stessa passione e l’entusiasmo di sempre, nonostante stia quasi per compiere 71 anni. Julio ha un grande dono nel fare il suo lavoro, o forse è il lavoro che gli da quel dono? In quel momento mi è venuta in mente la storia di Joselito e mi sono detto…anche per Julio ne è valsa la pena.

Di Carlos Dorado

Fonte: Runrun.es

¡Tercer cuento de un empresario! por Carlos Dorado

September 4th, 2014 No comments

Businessman standing among globesOtro de los cuentos preferidos, que solía contarme mi madre era el de ”Joselito”, quien un buen día llegó a la playa y observó que había miles de estrellas marinas sobre la arena, que habían sido depositadas por el mar. Enseguida a Joselito lo invadió una inmensa tristeza cuando se dio cuenta de que la marea estaba bajando y que para cuando subiera, estarían todas muertas. Sin pensarlo dos veces, se puso a recogerlas desesperadamente una a una, lanzándolas de nuevo al mar. Corría desenfrenado, iba y volvía sin pausa.

Un señor que estaba observándolo, después de un rato le dijo: ¿Pero qué estás haciendo? ¡No puedes ser tan iluso! Hay miles de estrellas, y no vas a poder salvarlas a todas. ¿No te das de cuenta de que tu esfuerzo no vale la pena? Joselito lo observó con una mirada muy seria, se agachó, sostuvo una estrella de mar con los dedos, la alzó lanzándola al mar, y mirando fijamente a los ojos del señor le dijo: “A esa si le valió la pena”

“Carlos, el trabajo es salud y es el mejor remedio contra todos los males; y sólo a través del trabajo duro y el desarrollo de una capacidad, te vuelves independiente en este mundo. Esa habilidad será tu mayor tesoro”.

¡El trabajo dignifica al ser humano!, y cada vez que me siento cansado después de una larga jornada de trabajo, siempre pienso en esos campesinos de mi pueblo que a las 5 de la mañana, los escuchaba silbando, a pesar de que iban a labrar la tierra durante todo el día, bajo condiciones muy duras y difíciles. Ahora recordando esas escenas, creo que el arte del descanso es también una parte del arte de trabajar, y si hueles las flores después de cumplir con las exigencias del trabajo: ¡Huelen diferente!

Las metas sin trabajo son una utopía, el trabajo sin metas es un pasatiempo. ¡El trabajo con metas es el pasatiempo de una utopía que tarde o temprano se hará realidad! Pretender que el éxito no te agarre trabajando, es sólo un sueño que se hace realidad en la vida de los corruptos, pues en todos los demás, los grandes éxitos resultan de trabajar y saber perseverar, porque inclusive las grandes ideas, sin trabajo se quedan en eso: simplemente en ideas. El genio comienza las grandes obras, pero sólo el trabajo las acaba, y como solía decirme mi padre: “Carlos, puedes creer o no en la suerte. Pero acuérdate siempre, de que cuanto más duro trabajes, más suerte tendrás”. Al final, lo que con mucho trabajo se logra, se aprecia y se ama todavía más; y cuanto mayor es el esfuerzo, más grande es la gloria.

Trabajar con amor y pasión es el secreto de la felicidad, y no existe ningún trabajo despreciable, sino tan sólo personas despreciables a quienes no les interesa hacerlo. El trabajo es como un dulce que te endulza la vida; pero desafortunadamente los dulces no le gustan a todo el mundo. Estos no saben que la ociosidad, desgasta más rápidamente que el trabajo; y si alguien tiene la dicha de que no necesita trabajar para comer, siempre necesitará trabajar para tener salud. ¡Cuando la mala hierba de la ociosidad nace en el jardín de una persona, es una cuestión de tiempo que todo sea maleza!

Todo esto lo pensé después de asistir a un concierto de Julio Iglesias, quien amablemente me invitó, y donde lo vi con el mismo entusiasmo y pasión de siempre, a pesar de que está a punto de cumplir los 71 años. ¿Tiene Julio un gran don para hacer su trabajo, o quizás es el trabajo lo que le da ese don? En ese momento vino a mi mente el cuento de “Joselito”, y me dije: “……A Julio también le valió la pena”

By Carlos Dorado

Source: Runrun.es

Boccaccio, Decameron, solved the enigma of the last tale: Patrizia de Santis reveals how Griselda, the woman milder created by Boccaccio, is an allegory

May 22nd, 2014 No comments

The culturally subversive content of Boccaccio’s Decameron continues to unnerve and divide scholars. What would inspire, in the middle of the 13th century, a work so marvelously anomalous, groundbreaking and alive? What would cause it to spread into an area in which religious forces continued to convey and control the ideas of authors such as Petrarch; indicating that the fourteenth century willed predominately to identify itself as a journey filled with tension regarding the renewal of Christianity and the attacks of Catholics who would eventually participate in the Scisma[1]?

 

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Patrizia de Santis

The cultural and not ideological flaws, from which this identity derived, are revealed in the Decameron. The liberating and vital spirit that fill its’ pages appear almost heretical compared to the works of its contemporaries; and the Decameron has played against this since the time of its publication, as the fame immediately achieved by the work made Boccaccio an affirmed name. What did Boccaccio do then? He included an encrypted message in his 100th Novella through the creation of his character Griselda, one of the works’ most anomalous characters.

Griselda endures all of the abuse and insults, which a destiny of unhappy marriage reserved for her, by the hand of her cruel husband with humility. When the reader meets this character he does not perceive her to be a “Boccaccian” woman.

The reader who is aware of the correspondence between Boccaccio and Petrarch often asks why Boccaccio seems to be seeking through his Griselda a type of validation of the Decameron; a validation that would grant a pre-absolution from the severe judgment that that Church could have given his work.

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Astral map

In her book, Boccaccio, L’Enigma della Centesima Novella, Patrizia de Santis attempts to answer these difficult questions. She reveals that Griselda, the most mild and resigned Character of the Decameron is actually an allegory meant to be interpreted in the exact opposite manner. According to de Santis, this is revealed through a series of hints and references which Boccaccio in a hidden but profound manner, spread throughout his Novella. These same references contain a message that might refer to the brotherhood of Girolami, which Boccaccio may have belonged to, (as was speculated by the scholar Renzo Moretti in 2005) having been appointed in 1334 to prevent the loss of the knowledge acquired by the order before their suppression twenty-two years beforehand. These theories are confirmed by a cycle of alfresco, related to the novella, in a Northern Italian castle. Twenty four paintings contain a map of the stars which serve to preserve the symbolic value of Griselda as an icon, according to de Santis, of the Graal; which would allude to the name chosen for her.

 

[1] Scisma- Italian word referring to a movement in the earlier centuries of the church by Catholics who due to a difference in opinion of the Catholic doctrine, broke away from the church to form their own religious communities.

By Giovanni d’Alessandro

Source: Il Centro

Boccaccio, Decameron risolto l’enigma della centesima novella: una grande scoperta letteraria della scrittirce Patrizia de Santis

May 20th, 2014 No comments

La scrittrice Patrizia de Santis, nel suo libro ‘Boccaccio. L’enigma della centesima novella’ (Armando Curcio Editore), svela come Griselda, la donna più mite creata dal Boccaccio, sia in realtà un’allegoria.

 

ll contenuto culturalmente eversivo del Decameron di Boccaccio continua a inquietare
e dividere gli studiosi. Cosa ispira, a metà del 1300, un’ opera così meravigliosamente
anomala, dirompente, viva? Cosa la fa germinare in un terreno dove le pulsioni religiose continuano a convogliare e irreggimentare il pensiero di autori come Petrarca, per indicare il riferimento in cui, prioritariamente, vorrà identificare se stesso il XIV secolo, percorso da tensioni di rinnovamento della cristianità, e da prescismatici attacchi alla Chiesa?

 

Patrizia de Santis scrittirce regista acting coach miglior agente vip d'italia

Patrizia de Santis

Del Decameron è stato individuato il solco culturale da cui proviene (la tradizione novellistica d’Oltralpe), non quello ideologico. Lo spirito vitalistico e libertario che lo percorre pare quasi eretico ai contemporanei e contro di esso giocano, sin dalla sua pubblicazione, tanto il nome già affermato di Boccaccio, quanto lafama che presto arride all’opera. Che fa allora Boccaccio? Include un cripto messaggio nella centesima novella, che ha come protagonista Griselda, uno dei personaggi più anomali dell’opera, la quale subisce con umiltà ogni sorta d’affronto e d’angheria da parte del suo crudele marito, cui un destino d’infelicità coniugale l’ha consegnata. Quando incontra questa figura femminile, il lettore percepisce che non è una donna… boccaccesca; e chi conosce la corrispondenza tra l’Autore e Petrarca si domanda perché, in quest’ ultimo, Boccaccio cercasse, additando la sua Griselda, una sorta di avallo del Decameron, e tramite lui una pre-assoluzione da parte della severa valutazione che dell’opera avrebbe potuto fare la Chiesa.

 

mappa stellare enigma centesima novella Decameron Bocaccio Patrizia de Santis

Mappa stellare

A questi non facili interrogativi prova a dare una risposta il libro di Patrizia de Santis Boccaccio, L’enigma della centesima novella , rilevando come Griselda, la donna più mite e rassegnata del Decameron, sia in realtà un’allegoria che vada letta in chiave opposta, attraverso una serie d’indizi e di rimandi di cui Boccacio avrebbe, nascostamente ma copiosamente, disseminato la novella: la quale conterrebbe un messaggio iniziatico, forse riferibile alla confraternita dei girolamini cui l’Autore appartenne, ordine – come proposto dallo studioso Renzo Manetti nel 2005 – incaricato dal 1334 di non disperdere la sapienza templare, dopo la soppressione dell’ordine avvenuta 22 anni prima. Lo confermerebbe un ciclo di affreschi, collegati alla novella, in un castello nell’Italia del Nord, contenente, in 24 quadri, altrettanti simboli d’una mappa stellare, per tramandare la valenza simbolica di Griselda, icona – scrive de Santis – del Graal, cui alluderebbe lo stesso nome scelto per lei.

 

di Giovanni d’Alessandro

fonte: Il Centro

 

The Swiss Army knife: At the sharp end of everyday life

May 10th, 2013 No comments

The famous pocket knife has infinite uses – and looks good, too. Jonathan Glancey recalls his happiest moments with a lifelong companion and ultimate classic.

It was one of those seemingly perfect English days. Warm, blues skies adorned with fluffy white clouds, skylarks ascending, sheep safely grazing; all these, and a picnic carried to the perfect spot in a pair of slightly scuffed classic cars. But, in the haste to catch the sun, the following had been forgotten: corkscrew, tin opener and a cracked hose in the increasingly hot radiator of a friend’s Sunbeam Alpine.

Yes, my Swiss Army knife tackled all three, opening welcome bottles and cans and even helping to fashion a temporary radiator hose. And that was just one afternoon in the life of a long-lived design classic that I aim never to be parted from.

Like many people, I really do use my Swiss Army knife every day. It has lit fires, groomed dogs, sawn through wood, trimmed nails, cleaned mud from boots, unscrewed plugs, cut wire, trimmed hair, made toys, and even removed a sharp stone from a horse’s hoof. Given this versatility and longevity, it seems astonishing that its manufacturer Victorinox makes any money at all.

This year, my Swiss Army knife and I are celebrating our silver anniversary. Perhaps I am being a little over sentimental about a small piece (or assembly of pieces) of stainless steel – folded into a red plastic case and stamped with a silver cross – that fits into the palm of my hand. And, yet, I am sure that I am just one of many people around the world who treasure their Swiss Army knives.

Lifelong companion

It is not just because this tiny classic of industrial design is so very useful that so many of us have been so very fond of it over so many years, but it is also because we live in an increasingly throwaway world and, reassuringly, the Swiss Army knife – “guaranteed for life” – never needs replacing. It is the perfect combination of form and function. Mine boasts 18 tools, among them a tiny ballpoint pen that doubles up as an implement to prod and poke with. When I lost it, the Victorinox shop in London’s Bond Street replaced it within seconds, with a smile, and for free.

Not only has the Swiss Army knife been around in recognisable form since 1897 – when Karl Elsener, a Swiss manufacturer of surgical equipment, took out a patent for his Officer’s and Sports Knife – but it is also still made at Ibach in Switzerland; it would surely lose much of its mystique if it were made anywhere else.

The Officer’s and Sports knife was based on a slightly earlier design, the Modell 1890, made in Germany for the Swiss Army. Elsener took over production soon afterwards, and then improved it. The name he gave to his company – Victorinox – was a conflation of Victoria, after his mother, and “inox”, an abbreviation of “acier inoxydable”, French for stainless steel. Elsener had barely got into his stride, however, when a rival Swiss company, bought early on by Theodore Wenger, began making a very similar design. From 1908, the Swiss Army bought both the “Original Swiss Army Knife” from Victorinox and the “Genuine Swiss Army Knife” from Wenger, splitting its orders equally between the two companies. These merged in 2005 when Victorinox acquired Wenger.

Both varieties of knife remain in production, while the company (owned by a family trust) remains in the hands – and under the direction – of the Elseners. Their factory at Ibach is the largest of its kind in Europe, producing 60,000 Swiss Army knives a day. In recent years, Victorinox has expanded profitably into the manufacture of domestic knives, luggage, clothing and fragrance.

Into the future

Its latest and most advanced knives feature laser pointers, flash drive and Bluetooth. There are knives, too, with tools designed to repair computers, knives in a rainbow of fashionable colours – although the original red is hard to beat – and a brand new knife with a softer aesthetic, although the blades are just as hard, named Tomo. This is the work of the Japanese designer, Kazuma Kamaguchi. In Japanese, Tomo means friend or companion, and this tiny knife – packaged in bright colours, among them lemon, pink and mint green, and enclosing a blade, nail file, scissors, and nail cleaner – slips prettily into purses, handbags and delicate pockets. Sheathed in a leather case, Tomo is sold in tiny containers made of the same recyclable paper pulp as egg boxes.

Swiss soldiers themselves are not expected to carry a Tomo in their rucksacks. For the past five years they have been issued with the Victorinox Soldatenmesser 08 knife, a superb multi-purpose tool that can be used with just one hand, no matter what it is asked to do.

I would like one, but as my Swiss Army knife is fully expecting to soldier on to our golden anniversary, I think I should stick with what I know to be, unreservedly, one of the all-time classics of workaday design.

 

Source:  www.bbc.com